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La Madonna del Conforto e la Giostra «La parola Madonna viene dalla nostra terra ed è conosciuta in tutto il mondo; Madonna, che significa Mia Donna». E’ con queste parole che ha iniziato la sua piccola omelia Mons. Riccardo Fontana, Vescovo della Diocesi di Arezzo che ieri ha presenziato alla preghiera del Saracino per la Madonna del Conforto, nel secondo giorno di Novena. Un Fontana che sembrava essere più felice del solito alla vista dei figuranti della Giostra, tanto che prima della cerimonia ha atteso le comparse davanti alla porta d’ingresso stringendo la mano a tutti: «Benvenuti! Grazie di essere qui!» ripeteva con un sorriso vero ed appagato.

E’ stata una cerimonia che potremmo definire “privata”, considerando che oltre ai figuranti c’erano giusto i parenti dei più giovani e i dirigenti di quartiere. Ma forse è stato meglio così, perché l’abbraccio alla Madonna è sembrato molto più intimo, più sincero, più vero. Le Dame, i Paggi e i Paggetti dei Quartieri hanno riposto sull’altare e fin su l’immagine della Vergine i doni per Lei preparati, un omaggio “segreto” ed uno floreale.

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(Foto Arezzo Notizie)

I Musici e gli Sbandieratori invece hanno reso onore come solo loro sanno fare: i primi, capeggiati dal Capogruppo Marco Memonti, hanno intonato Te Deum, Alabardieri e l’Inno alla Gioia, facendo risuonare tra le mura della Cappella qualcosa di unico. Gli Sbandieratori, invece, hanno prima salutato la Madonna con i loro musici, che hanno suonato l’inconfondibile Bandiere al Vento, e poi con il singolo mozzafiato dello sbandieratore Massimo Donati, che si è cimentato in lanci, volteggi, sottogamba e giravolte bandiera al piede nel difficilissimo contesto del presbiterio, proprio davanti all’effige della Madonna. Per i presenti, vedere l’asta bianca dello sbandieratore sfiorare  gli affreschi della Cappella è stato davvero uno spettacolo da pelle d’oca, tanto per la bellezza del contesto quanto per la difficoltà nell’esecuzione.

Presente anche l’associazione Signa Arretii, capeggiata dal Sergente dei Fanti (ieri in borghese) Stefano Giustini, intervenuta con i Valletti ed un Labaro in nome della Città di Arezzo.

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Il tutto si è chiuso con un brevissimo rosario fatto insieme a Don Alvaro Bardelli, organizzatore della cerimonia, la preghiera del “Bianca Regina” e con la benedizione di un emozionato Riccardo Fontana, che ha poi donato dei piccoli santini di papa Benedetto XVI ai presenti. “Terra d’Arezzo”, invece, è stato l’omaggio finale del Saracino.  Al termine della cerimonia tutti i presenti hanno potuto fare una foto davanti all’immagine della Madonna del Conforto, che non capita poi così spesso e non a tutti.

(Foto Daiano Cristini)

Viene da pensare se dal mese di settembre, il quartiere che vincerà la giostra della Madonna del Conforto appunto, non debba fare una cosa prima di festeggiare con la lancia d’oro in mano: intonare il “Bianca Regina Fulgida” in segno di rispetto, magari prima dei cori e delle interminabili conte (1, 2, 3, …. 20, … 30…!). In una festa a noi vicina cantano il Maria Mater Gratiae, ed è qualcosa di stupendo; noi avremmo qualcosa di altrettanto se non più bello e soprattutto nostro, perché questa è una preghiera scritta proprio per la nostra Madonna.

Questa scelta potrebbe essere vista in due modi: una preghiera per chi crede, ed un inno per chi non crede. Ad un compromesso, per la “nostra donna” che ci ospita a braccia aperte quando vinciamo il Saracino indipendentemente dal nostro credo, si può sempre arrivare.

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