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Carlo Cigna - Cerimonia Giostratori 2013E’ ormai noto a tutti che il Quartiere di Porta del Foro sta vivendo un momento difficile della sua storia, a causa delle dimissioni, nel dicembre 2012, del Rettore Andrea Orlandi e di sei Consiglieri, fatto che ha inevitabilmente portato alla caduta del Consiglio. Dei problemi del quartiere giallo cremisi se ne parla ormai da giorni e alcuni particolari sono stati messi in evidenza anche da un articolo a firma Federico d’Ascoli del 28 febbraio scorso, dove si parla di un buco nelle casse del quartiere di 35 mila euro (consulta la La Nazione 28 febbraio 2013). E’ per questo che abbiamo deciso di intervistare il Commissario Straordinario dott. Carlo Cigna, l’uomo designato dalla Magistratura della Giostra ad aiutare rione giallo cremisi.

Dottor Cigna, quand’è che un quartiere viene commissariato e perché entra in gioco la figura del Commissario Straordinario, in questo caso ricoperta da Lei?

«Quella del Commissario è una figura atipica rispetto alla tipicità di quella che è la vita di un Quartiere, che è retto normalmente da un Consiglio in cui sovrintende la figura del Rettore. Nel momento in cui un quartiere, per una serie di vicissitudini e problematiche interne non riesce a portare avanti il mandato e quindi per dimissioni si scende al di sotto della metà del Consiglio Direttivo e questo non possa essere reintegrato da consiglieri tra i primi non eletti, automaticamente la Magistratura del Saracino individua una persona che possa dare una garanzia per delle caratteristiche personali e per non appartenenza stretta ad un quartiere, la nomina commissario per portare per un certo tempo gli affari di ordinaria e talora di straordinaria gestione e per iniziare un processo di rinnovamento del Consiglio decaduto attraverso nuove elezioni. Lo spazio temporale dato al Commissario, come prevede l’articolo 22 dello Statuto del Saracino, sono 60 giorni; può avvenire come no che il Commissario riesca a portare alle elezioni il quartiere. Dopo di che si spera che con queste si ristabilisca un consiglio che riprenderà in mano serenamente il Quartiere».

Cosa ha portato il Quartiere di Porta del Foro al Commissariamento? Quali sono stati i problemi principali?

«Non vorrei addentrarmi per correttezza verso i personaggi del precedente Consiglio, ma resta il fatto che c’è stata la scelta di una persona nuova, considerando che il quartiere di Porta del Foro aveva avuto come Rettore per un lunghissimo periodo un uomo carismatico che era Giancarlo Felici, che ha retto per circa 18 anni il quartiere, al quale poi è subentrato Paolo Ciarpaglini. A lui, per una serie di scelte all’interno del quartiere, è poi subentrato Andrea Orlandi, persona che conosco da tanti anni, imprenditore di valore che è stato un po’ invogliato e trascinato ad entrare in un mondo nel quale forse non aveva gravitato molto. Su questa spinta ha preso questo incarico. Dato che gli uomini hanno delle passioni, è successo che quella che era la passione positiva di alcuni verso Orlandi è poi venuta a meno nel tempo; le motivazioni non le so, ma ho visto che quelli che lo hanno appoggiato poi sono venuti via nel tempo; sono mie sensazioni, ma probabilmente per non condivisione di certe linee strategiche, ma ripeto non lo so. Fatto sta che Orlandi si è ritrovato con un Consiglio pressoché dimezzato e giustamente non poteva mandare avanti un quartiere non avendo il pieno appoggio di tutti i consiglieri. Anche a seguito della rinuncia del primo dei non eletti a entrare in sostituzione dei dimissionari, ha fatto la scelta di dimettersi e questo ha portato al commissariamento».

Che riscontro ha avuto in questo mese di lavoro a Porta del Foro? La situazione è facilmente rimediabile, vista anche la sua esperienza passata?

Cigna Porta Crucifera«Prendere l’incarico di Commissario è cosa che ho già fatto nel Quartiere di Porta Crucifera dove ebbi la soddisfazione intima di aver lasciato anche un buon ricordo (premettendo che all’inizio non mi avevano accettato molto bene perché partivano dal concetto che io, essendo geograficamente del quartiere di Sant’Andrea, apparivo come l’avversario). Effettivamente all’epoca riuscì a portare alle elezioni Colcitrone, rione che per diversi anni, a parte questi ultimi fatti che sto seguendo nella stampa, è stato bene ed ha avuto anche la soddisfazione di ottenere diverse vittorie. 

Porta del Foro è un quartiere che non conoscevo. Ho accettato con molta umiltà e consapevolezza partendo dal fatto che mi approcciavo ad un problema nuovo, a persone che non conoscevo o che conoscevo per motivi diversi dal Saracino; per cui ho dovuto iniziare un rapporto umano e ho cominciato su richiesta dei giovani ad accedere ad un incontro nel quale hanno esternato il bisogno di sentirsi un po’ seguiti, affiancati e considerati. Poi ho iniziato una serie di colloqui con vari personaggi dell’ex consiglio e terze persone che mi chiedevano di incontrarmi: con loro ho parlato lungamente, ho ascoltato i loro sfoghi, i loro desideri e questi oltre venti incontri mi sono serviti per farmi un’idea della situazione e della vita del quartiere, altrimenti sarei stato anche presuntuoso se avessi voluto in poco tempo portare il rione alle elezioni; questo voleva dire che sarei stato mancante delle motivazioni che hanno portato questa sofferenza al quartiere. Nel contempo ho cercato di far andare avanti normalmente la vita a Porta del Foro: ricordo che ha partecipato alla famosa trasferta a Roma ed ha organizzato la consueta festa della Befana a Le Caselle, insieme alle varie “pizzate”. Ho incoraggiato a mantenere queste iniziative, il quartiere non poteva assolutamente fermare la sua vita sociale, questo avrebbe creato un danno.

Nel contempo è stato fatto anche un discorso di carattere economico e finanziario, considerando che lo statuto del Quartiere prevedeva che entro febbraio doveva essere presentato un bilancio. Usare questa parola è un po’ improprio, perché bilancio è un termine societario e qui non siamo di fronte ad una società, ma ad una libera associazione, quindi parlerei più di rendicontazione. Dovevo così rendere conto di quella che era stata la situazione che avevo trovato e non è stato semplice dover ricostruire il tutto. Oltre ai dati che avevo a disposizione mi sono fidato molto della Camerlenga che era stata fino ad all’ora in carica; ho trovato una persona brava, disponibile e seria, che mi ha dato una mano a ricostruire tutta la contabilità. Solamente quando ho avuto una visione panoramica delle problematiche, ho avuto i colloqui e in mano questa rendicontazione ho potuto poi portare il problema all’attenzione dell’Assemblea, cosa che è avvenuta pochi giorni fa: sottolineo che è stata corretta, civile, nessuno ha trasceso e abbiamo fatto il punto della situazione finanziaria».

E’ trapelato, infatti, che il Quartiere di Porta del Foro ha un consistente buco finanziario…

«In effetti c’è un disavanzo. Io ho avuto la sensazione che si stia un pochino gravando su questo problema. Il Rettore Andrea Orlandi nel momento in cui ha preso in mano il quartiere sapeva che aveva davanti a se un triennio e probabilmente aveva una visione d’insieme di quelle che erano le problematiche del quartiere; vedi il problema della Sede: Porta del Foro è forse il quartiere più penalizzato a livello logistico. Lasciando stare la parte di rappresentanza sopra la porta, di rara bellezza e prestigio, quella non è comunque la sede operativa di tutti i giorni, dove si fa la vita di quartiere. Orlandi già partiva con questo problema, aggravatosi dal fatto che la palestra è stata richiesta dal Liceo Classico perché lo stabile è di proprietà della Provincia. Per questo ho preso contatto con il Sindaco, con la Direttrice Generale del Comune, con l’Assessore allo Sport Donati, con il presidente della Provincia Vasai e con l’assessore Mezzetti, oltre che con il preside Giugnoli del Classico. Mi sto accorgendo che c’è un grosso problema, perché quello della sede è un tema di difficile soluzione.

Caserma PiaveA Orlandi era stata prospettata l’occasione di usufruire della Caserma Piave che, obiettivamente, è abbandonata da diverso tempo e di qualche lavoro ha bisogno. Il quartiere ha risposto negativamente perché quell’ubicazione è ritenuta lontana dalla sede storica e troppo defilata dal centro. So che Orlandi si era interessato per avere un finanziamento bancario, quindi aveva iniziato un processo di valorizzazione che si doveva svilupparsi negli anni. Ora la sede so che non è più disponibile e il quartiere è sempre contrario a questa alternativa. 

Purtroppo le se la palestra gli sarà tolta la sede si ritroverà rimpicciolita e certamente non molto adeguata per una vita sociale piena.

Orlandi aveva una visione prospettica di sviluppo della vita sociale e aveva anche la visione di potenziare l’insieme dei giostratori, ma sia chiara una cosa, le decisioni le ha prese il Rettore ma dietro c’era un quartiere consenziente: i verbali parlano chiaro, le cose non state fatte alla zitta; nelle varie decisioni c’era la consapevolezza se non di tutti ma di molte persone preposte. Lui ha fatto delle operazioni per ingaggiare Daniele Gori, e si sa che costano perché bisogna liberarlo dal quartiere precedente e pagargli un contratto. Poi è stato liquidato un altro giostratore, fatto il campo gara (che ancora è da completare) e quindi tutto questo ha comportato dei costi. 

Oggi è vero, Porta del Foro versa in una situazione debitoria, è innegabile perché i numeri sono numeri, non me li sono inventati io. Se poi certi costi sono imputabili ad anni precedenti e scaricati per casse e non per competenza, perché certe fatturazioni sono venute nell’anno di Orlandi e magari erano della precedente gestione è un altro discorso, ma sono aspetti “marginali”. 

Le problematiche quindi sono variegate, considerando anche che le risorse economiche adesso sono scarse per tutti perché i quartieri non hanno grandi contributi pubblici. Il Comune e l’Istituzione partecipano, ma non riescono a dare grandi cifre e gli sponsor sono sempre meno. Ne caso di Porta del Foro anche la stessa Festa della Befana ha portato degli utili inferiori al 2012, perché logicamente tutti sono al risparmio e le persone, per fare un esempio, invece di prendere due biglietti della lotteria, ne prendono uno perché oggi si sta attenti anche alle 5 euro». 

Adesso molto spetta alla Commissione Elettorale:

«Nella scorsa seduta assembleare, su indicazione dell’articolo 18 dello Statuto del quartiere, ho nominato la commissione elettore presieduta dall’avvocato Gian Luca Castigli e formata da Fabio Capacci, Enrico Pelliccia e Marco Severi i quali stanno lavorando e si stanno incontrando con i quartieristi». 

L’auspicio?

«Di tornare ad avere un Consiglio forte e coeso, ma in questo momento sono molto preoccupato».

Per quale motivo?

«Ho ancora la sensazione che ci siano dei problemi, perché esistono correnti di pensiero diverse, il che dovrebbe portare ad una difficoltà di ricostituire un Consiglio o di formane uno che non è coeso e che quindi si può facilmente risfrangiare. Questa è la mia vera preoccupazione»

In parte si sente la responsabilità di questo?

«Qualcuno ha detto che non ho saputo ricostruire coesione. Io non ho voluto stringere i tempi per fare velocemente un’assemblea e andare alle elezioni quando ancora non avevo la conoscenza e la consapevolezza che il quartiere era pronto ad affrontarle. In questo momento ho ancora delle preoccupazioni notevoli perché esistono troppe anime nel quartiere che potrebbero portare ad un Consiglio che si sfrangerebbe nel giro di poco tempo e questo è ancor più grave, se si considera che la Giostra è dietro l’angolo. Ad aggravare il tutto è il fatto che il quartiere è da ben cinque anni non vince la Lancia d’Oro e questo so bene che sconforta, demoralizza, non è di stimolo; in più quando non si vince riemergono dissapori, tensioni, le presunte colpe di tizio e di caio. E questo non giova.

Ma ci tengo a dire una cosa. Fin da quando ero studente ho affrontato tanti incarichi così come oggi, vedi la Croce Rossa, il Circolo Artistico e altri, perché penso che un uomo debba amare la propria città. Anche questa decisione di accettare l’incarico di Commissario l’ho presa come uno spirito di servizio, perché in una piccola città come la nostra poche forze unendosi possono creare qualcosa di positivo. Io penso che anche un piccolo contributo che ciascuno di noi può dare può servire a rinforzare la nostra realtà. Questo è lo spirito con cui sto intraprendendo l’incarico a Porta del Foro. Magari si può pensare che lo faccia per ambizione, ma vado per i 72 anni e di ambizioni ora proprio non ne ho. Lo faccio solo per uno spirito di servizio e di amore verso la mia città, questo ci tengo a sottolinearlo».

 

I Commissariamenti nella storia della Giostra:

Porta Sant’Andrea: ottobre 2002, inizio 2003 – Commissario Carlo Ciofini

Porta Crucifera: ottobre 2006, marzo 2007 – Commissario Carlo Cigna

Porta del Foro: dicembre 2012, marzo 2013 – Commissario Carlo Cigna

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