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4Da ormai qualche giorno c’è la sensazione che l’arte e il popolo del Saracino non riescano proprio ad andare d’accordo: nelle sedi dei Quartieri, ma in modo particolare sul noto social network Facebook, si è sollevata una singolare polemica inerente l’addobbo della città di Arezzo per l’atteso evento culturale di Icastica, che si terrà da oggi, venerdì 7 giugno, fino al primo di settembre.

Tutto questo, neanche a dirlo, per via della particolare coreografia preparata in alcune zone del centro che sembra cozzare su quello che sarà l’aspetto dei luoghi secolarmente “frequentati” dalla Giostra del Saracino, vale a dire Piazza Grande, piazza della Libertà e Corso Italia. Ma andiamo per gradi.

Innanzitutto, cos’è Icastica? Si tratta di una manifestazione della cultura estetica internazionale nella quale sono coinvolte le dimensioni di arte, architettura, design, teatro, musica, danza, promossa dal Comune di Arezzo e dall’assessorato alla Cultura capeggiato da Pasquale Macrì; Icastica è una vera e propria kermesse d’arte a 360 gradi dove ogni spazio della città, storico e non, ospiterà mostre, workshop, performance e installazioni nelle quale l’estro femminile farà da padrone. Saranno ad Arezzo a presentare le loro forme di cultura donne del calibro di Skin (leader della nota band Skunk Anansie) Yoko Ono e Marina Abramovich, nonchè celebri personalità italiane come Gina Lollobrigida e Carla Fracci.

icastica

Fino a qui potremmo dire che tutto va bene, anzi, che un evento del genere forse non era mai arrivato ad Arezzo (finalmente, aggiungiamo noi, perché di una boccata d’aria fresca ma soprattutto nuova questa città aveva bisogno); il problema, invece, cade proprio sul tipo di immagine che si è scelto di utilizzare: in occasione dell’evento tutto il loggiato vasariano è stato ornato da drappi di vestiti che formano come delle tende; così vale per piazza della Libertà dove è un vero e proprio scivolo di giacche e pantaloni a scendere dalla torre del Comune. In Corso Italia, infine, è stato collocato lo scheletro di un tubo metallico completamente ricoperto di libri che parte da terra fino ad arrivare alla terrazza della Circolo Artistico, restringendo così una parte della strada.

E’ da qui che sono partite le polemiche (tutte molto civili, è bene sottolinearlo) dei quartieristi aretini che si sono sentiti intaccare delle zone per loro sacre del Saracino; tra questi è il Capitano di Porta del Foro, Dario Tamarindi, a farsi portavoce su Facebook dei malumori generali: “Ecco quanto, alla nostra amministrazione, sta a cuore la Giostra del Saracino…. Non posso realmente credere che stia succedendo davvero” è stato il commento del portacolori giallo cremisi sotto la foto dei “panni stesi” nel loggiato vasariano, seguito da numerosi pensieri di altri utenti (tutti dello stesso avviso).

Ma il problema, si chiederanno alcuni, dove sta?

Da quello che emerge, pensando a piazza della Libertà, il colpo d’occhio dello schieramento degli armati, in occasione dell’estrazione delle carriere e del bando, non sarebbe lo stesso di sempre: quel ritorno al medioveo che evoca la Giostra del Saracino davanti allo storico palazzo dei Priori in qualche modo verrebbe meno, considerando che i vestiti scendono proprio dalla torre campanaria e andrebbero a fare un po’ da coperta agli armati.

1In termini strettamente di sicurezza, lo stuolo di tende sotto alle Logge del Vasari potrebbe rivelarsi rischioso per i cavalieri di casata il giorno del Saracino: dopo la disfida, infatti, gli armati a cavallo percorrono il loggiato per poi lasciare i quadrupedi in custodia nel cortile di via degli Albergotti. In questo lasso di tempo la possibilità che una lancia si possa impigliare in un vestito appeso o che un cavallo si spaventi creando una disastrosa reazione a catena, esiste. Il problema si può risolvere disarmando prima l’uomo a cavallo con l’aiuto del palafreniere, così che non ci siano divergenze? Possibile anche questo.

A tutto, in effetti, un rimedio si può trovare, ma forse il concetto è quello di partenza: l’immagine di Arezzo durante i giorni della Giostra.

Negli anni Trenta il podestà Pier Ludovico Occhini e la Brigata Aretina Amici dei Monumenti furono i fautori del restauro di tutta la parte alta del centro storico (chiamata all’epoca Acropoli Fascista) in chiave prettamente medievale, imponente opera che ridette slancio allo spirito municipalistico della città evocando il glorioso periodo Trecentesco degli Ubertini e dei Tarlati di Pietramala. Perché era tra le torri merlate alla ghibellina che la Giostra del Saracino doveva essere collocata secondo il Podestà, tanto che questi lavori di abbellimento sembravano commissionati appositamente per la rinata festa.

Se l’ingegner Umberto Tavanti (colui che progettò il ripristino della torre del Comune, ornata nel 1930 di beccatelli e merlatura ghibellina, sempre per volere di Occhini) “tornasse” oggi ad Arezzo, forse rimarrebbe un po’ interdetto nel vedere, al posto degli arazzi amaranto… uno stendino che fluttua nel cielo.

Ma queste sono solo riflessioni. Alla fine, anche negli anni ’30, si apprezzava il Futurismo.

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