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ditaIl blog Giostra del Saracino non è solamente una fucina d’informazioni, ma anche una vetrina dove poter dar spazio ai pareri degli appassionati; è per questo che oggi pubblichiamo il pensiero di un quartierista, Gianluca Petruzzi, che ci ha scritto sollevando un caso molto interessante, quello inerente la vendita dei biglietti nei giorni della Giostra. Ve lo riportiamo:

«La notte passata presso il teatrino di via della bicchieraia, si è aperta la vendita dei biglietti per l’edizione di Giugno della Giostra del Saracino. E, purtroppo, come ormai è consuetudine, è stata letteralmente presa d’assalto da giovani e meno giovani appassionati della manifestazione che cercavano di conquistare un ambito posto nelle tribune. Il purtroppo non è riferito al sempre crescente interesse dei cittadini -disposti a dormire per terra per ottenere un biglietto- verso il Saracino, ma piuttosto alle modalità un po’ obsolete, per usare un eufemismo, con cui vengono venduti gli stessi. Infatti sono ormai anni che per assicurarsi un posto in tribuna è necessario mettersi in fila per lo meno il giorno prima e passare una notte fuori, arrangiando un campeggio di fortuna nella via del centro storico; e sono anni che arezzonotizie denuncia l’accaduto con un servizio e con un riconoscimento -un bigletto omaggio- al primo arrivato. Certo, l’ambiente che si crea è festoso e positivo, e i ragazzi inviati dai quartieri (che tutti gli anni non riescono ad accontentare il sempre crescente numero di richieste) sembrano affrontare la notte divertendosi; ma come si suol dire, in certe occasioni si fa di necessità, virtù. 

Credo che l’amministrazione comunale, nella veste dell’ufficio Turismo, Giostra e Folklore, dovrebbe rivedere questo meccanismo mettendosi al passo coi tempi. I circuiti che vendono biglietti online sono arrivati in Italia da 15 anni e oggi offrono il servizio per la stragrande maggioranza degli eventi sportivi, musicali, teatrali in tutto il Mondo. Ovviamente questi si riservano una percentuale del biglietto (2 o 3 euro circa), che penso che sia gli utenti, sia soprattutto gli attivisti, sarebbero più che disposti a pagare; credo che una notte di lavoro -perchè di questo si tratta- di ciascun ragazzo, abbia un valore economico maggiore della somma che l’utente finale dovrebbe pagare! E se, vuoi per ragioni di immobilismo, vuoi per la volontà di non gravare gli spettatori di un costo ulteriore, l’istituzione volesse rimanere legata alla vendita diretta dei biglietti, penso che quanto meno potrebbe rivedere le modalità adottate. Infatti, di fronte all’evidenza che la domanda dei quartieri è sempre superiore rispetto ai biglietti che gli vengono riservati, potrebbe semplicemente esser messa loro a disposizione una fetta maggiore degli stessi.
Il problema affrontato non è il principale di quelli che colpiscono la manifestazione nè c’è particolare urgenza di risolverlo; tuttavia anche la soluzione allo stesso è molto semplice e a portata dell’amministrazione. Quindi mi sembra solo l’ultima delle occasioni sprecate nonchè l’ennesima dimostrazione del fittizio attaccamento delle Istituzioni alla Giostra. Altrimenti le belle parole espresse nei puntuali interventi delle autorità durante le settimane che precedono l’evento o direttamente dalle poltroncine rosse della tribuna, che, di volta in volta definiscono la Giostra il “fiore all’occhiello”, “la cartolina della città” piuttosto che “la manifestazione più importante di Arezzo”, rimangono solo frasi opportunistiche e prive di riscontro pratico.

L’occasione della nomina del nuovo assessore con delega alla Giostra, Francesco Romizi, mi sembra ghiotta per dimostrare che invece il Comune “c’è” e che è in grado di risolvere queste piccole problematiche che, però, hanno un grande valore simbolico»

di Gianluca Petruzzi

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